Lasciare andare: perché non funziona, e cosa fare invece
Luca Sammarco
Onestà, con le fonti verificate

In breve
- «Lascia andare» e «smetti di pensarci» sono consigli quasi impossibili: cercare di sopprimere un pensiero lo fa tornare di più.
- Anche reprimere le emozioni non le riduce: le nasconde, con un costo per il benessere e per il corpo.
- Ciò che funziona è l'accettazione: fare spazio all'esperienza invece di combatterla. Non elimina il dolore, ma lo rende attraversabile.
- Accettare NON è rassegnarsi: è smettere di lottare contro ciò che senti, per poter comunque agire verso ciò che conta.
«Lascia andare.» «Smetti di pensarci.» «Fattene una ragione.» Sono tra i consigli più dati e più inutili che esistano, perché chiedono una cosa che il cervello non sa fare a comando. La buona notizia è che esiste un'alternativa, provata dalla ricerca, che funziona proprio facendo il contrario di quello che ti aspetti.
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Inizia gratis, senza cartaDifficile, vero? L'orso bianco è comparso proprio perché ti sei sforzato di tenerlo fuori. È l'esperimento più famoso della psicologia sulla soppressione dei pensieri, e mostra una cosa semplice: più cerchi di non pensare a qualcosa, più quel qualcosa resta. Tenere questo in mente cambia tutto.
Perché «smetti di pensarci» non funziona
L'orso bianco non è un modo di dire: è uno studio reale.
Le prove, spiegate
Nell'esperimento originale (Wegner et al., 1987) alle persone veniva chiesto di non pensare a un orso bianco per qualche minuto.
Cosa dice:non solo non ci riuscivano, ma dopo la fase di soppressione pensavano all'orso piùdi chi non aveva dovuto reprimerlo. È l'effetto «rimbalzo».
Cosa non dice:non che sopprimere sia sempre catastrofico. L'effetto è piccolo-moderato, ma è replicato: reprimere un pensiero, di regola, lo rinforza.
Non è un curiosità isolata: due meta-analisi hanno confermato che l'effetto rimbalzo dopo la soppressione è reale e consistente (Abramowitz et al., 2001; Wang et al., 2020). Ecco perché «smettila di pensarci» non è un cattivo consiglio per caso: è proprio la strategia sbagliata. È lo stesso motivo per cui, contro l'overthinking, combattere i pensieri li alimenta.
Reprimere le emozioni ha un costo
Vale anche per ciò che senti. Nascondere un'emozione non la spegne: chi sopprime abitualmente le proprie emozioni le prova comunque dentro, ma con un prezzo, meno emozioni positive e minore benessere (Gross & John, 2003).
E c'è di più: quando si mettono a confronto, accettare un'emozione difficile invece di sopprimerla porta a una reazione più calma anche nel corpo. In uno studio su persone con ansia e disturbi dell'umore, chi accettava mostrava meno affetto negativo e un battito più basso rispetto a chi reprimeva (Campbell-Sills et al., 2006). Combattere l'emozione la tiene accesa; accoglierla la lascia passare.
L'alternativa: accettare, che non è arrendersi
Qui va sciolto il malinteso più grande. Accettazione non vuol dire rassegnazione, né «va bene tutto», né restare fermi a subire. Vuol dire smettere di lottare contro ciò che pensi e senti, per liberare l'energia che quella lotta consuma, e spenderla verso ciò che conta per te.
È il cuore delle terapie basate sull'accettazione, che hanno un'efficacia moderata su una varietà di problemi psicologici e fisici (A-Tjak et al., 2015). Onestà, come sempre: efficacia moderata, non miracolosa, e non superiore ad altre terapie consolidate. Ma è una direzione che regge, e che ribalta l'istinto di combattere. È lo stesso spirito della nostra pagina sulla scienza.
Come si «lascia andare» davvero
Paradossalmente, non provando a lasciar andare. Ecco cosa aiuta:
Nota il pensiero o l'emozione, e dagli un nome: «sto rimuginando», «è tristezza». Riconoscerlo lo rende meno padrone.
Non combatterlo e non seguirlo. Lascialo lì, come una nuvola che passa. Non devi fare nulla con lui.
Riporta l'attenzione a qualcosa di concreto: il respiro, i piedi, ciò che stai facendo. Ogni ritorno è già lasciar andare.
Fai spazio, non forza. «Va bene che tu sia qui adesso» funziona meglio di «vattene».
Se i pensieri sono intrusivi e insistenti,ti creano forte disagio o un'emozione ti travolge al punto da bloccarti, potrebbe non essere qualcosa da gestire da soli: può riguardare il disturbo ossessivo, l'ansia o un trauma. In quei casi, un professionista è la scelta giusta. L'accettazione è uno strumento di benessere, non una cura.
È il lavoro di fondo del percorso ARCO: allenare, un giorno alla volta, la capacità di stare con ciò che passa senza esserne trascinati. Non per svuotarti dei pensieri, ma per fare pace con la loro presenza.
Domande frequenti
Come si fa a lasciare andare un pensiero?
Non spingendolo via, perché non funziona: cercare di non pensare a qualcosa lo rende più presente (l'esperimento dell'«orso bianco», Wegner et al., 1987). Ciò che aiuta è il contrario: notare il pensiero, lasciarlo essere lì senza combatterlo né seguirlo, e riportare l'attenzione a ciò che stai facendo. Passa da solo, se smetti di alimentarlo.
Reprimere le emozioni fa male?
Non le riduce, le nasconde. Chi sopprime abitualmente le emozioni le prova comunque dentro, ma con un costo: meno emozioni positive e minore benessere (Gross & John, 2003). E accettare un'emozione, invece di sopprimerla, si accompagna a una reazione fisica più calma (Campbell-Sills et al., 2006).
Accettare vuol dire arrendersi?
No, ed è il fraintendimento più grande. Accettazione non è rassegnazione né passività: è smettere di lottare contro pensieri ed emozioni per liberare l'energia di agire verso ciò che conta per te. Le terapie basate sull'accettazione hanno un'efficacia moderata su vari problemi (A-Tjak et al., 2015).
Quando il non riuscire a lasciar andare è un problema clinico?
Quando i pensieri sono intrusivi, insistenti e ti creano forte disagio, o quando un'emozione ti travolge e ti impedisce di vivere. In quei casi (che possono riguardare disturbo ossessivo, ansia o trauma) non basta una tecnica: il passo giusto è un professionista.
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Fonti: Wegner et al., Journal of Personality and Social Psychology, 1987 · Abramowitz, Tolin & Street, Clinical Psychology Review, 2001 · Wang, Hagger & Chatzisarantis, Perspectives on Psychological Science, 2020 · Gross & John, Journal of Personality and Social Psychology, 2003 · Campbell-Sills et al., Behaviour Research and Therapy, 2006 · A-Tjak et al., Psychotherapy and Psychosomatics, 2015.